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            Giovanni Panzavolta 

Giovanni Panzavolta
Nato a Riolo Terme (RA) il 29 luglio 1960, abita a Riolo Terme in via Scalini 1.
Diplomato all'istituto d’Arte della Ceramica di Faenza, e in seguito all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Stage di restauro della pietra e del cotto nel 1986 a Bologna.
Ha lavorato presso il Centro Internazionale di ricerche artistiche della Cooperativa Ceramica di Imola. Insegnante di arte presso le scuole medie Malpighi Visitandine di Castel San Pietro Terme dal 2008 al 2014. Dal 1989 è insegnante di arte e immagine.

Nell’estate del 1999 partecipai a una mostra collettiva degli amici delle arti di Riolo Terme.
 
Il signor Ugo Mongardi Fantaguzzi apprezzò molto le mie opere esponendomi le sue impressioni, “a caldo”, le apprezzai molto, mi riconoscevo in quello che aveva detto tanto che gli chiesi se mi poteva mettere per iscritto quella sua “critica”, eccola…

"Per Giovanni Panzavolta disegnare e dipingere è un modo immediato di proiettare le immagini fuori dal piano, quasi un’inversione di ruoli e di posizioni fra l’artista ed il prodotto della sua opera.
Chi guarda, prova la curiosa e stimolante sensazione di incontrare l’oggetto della pittura in una dimensione diversa e su piani prospettici inconsueti e questo predispone l’animo dell’osservatore ad una lettura a volte divertita, a volte rapita, ma certamente mai superficiale.
Il mondo in cui Panzavolta si muove è difficilmente collocabile nel tempo e nello spazio: volutamente e sapientemente egli ci propone immagini che riecheggiano un passato ormai remoto, ma che potrebbero essere allo stesso tempo, di un futuro altrettanto distante.
Ed è proprio in questa ambiguità, che l’artista ci propone il suo messaggio di fondo.
Lo spazio ci sovrasta e ci circonda, l’uomo non può fare a meno di immergersi in esso e di cercare di espandervisi come in un tutt’uno.
In questa aspirazione non hanno senso il concetto di passato e di futuro: il rapporto è comunque immediato.
Altrettanto ferma, per Panzavolta, è la consapevolezza che in questo rapporto, per l’umanità, sono doverosi rispetto e deferenza nei confronti dell’immensa potenza dell’infinito.
L’artista tuttavia pone con forza l’Uomo al centro della sua indagine introspettiva e rifiuta, per lui, il destino umiliante di rassegnato sottoposto allo sviluppo tecnologico esasperato.
Appunto per riscattarlo da questa avvilente limitazione, gli inventa una gratificante via alternativa alla conquista dello spazio e della conoscenza ed ecco, come un’allegoria, librarsi nel vuoto, in assenza di gravità, assurdi e complicati modelli di meccanica elementare che nella meticolosa precisione degli ingranaggi di legno, richiamano immediatamente le immagini emblematiche di disegni leonardeschi.
Ed è appunto in questa chiave di lettura che per Giovanni è possibile ricollocare l’Uomo al centro della ricerca conoscitiva; il compito dell’artista è infatti quello di inventare e creare per l’uomo uno scenario nel quale egli possa muoversi da indiscusso primattore.
Sia nella precisa e rigorosa prospettiva della sua grafica, che nella meticolosa ricerca cromatica delle sue tele, Panzavolta ci presenta un mondo fantastico e fiabesco, dove testuggini spaziali o smisurate polene di velieri senza tempo, si propongono come simboli apotropaici a tutela del fatale viaggio dell’uomo.



Giovanni Panzavolta si muove spesso in una dimensione dove la pittura di ispirazione metafisica si coniuga ad una visione onirica che trasfigura la realtà secondo canoni di impostazione cinematografica.
Questo, senza giungere mai a livelli di drammaticità esasperata, che potrebbero appannare, per l’uomo, il ruolo di responsabile protagonista.
Un ruolo faticoso, che piccoli uomini nudi ribadiscono conquistando, a forza di braccia, la cima di altissime guglie gaudìniane, o che un romantico violinista ottocentesco conferma, suonando il suo strumento sulla sommità di un’ardita solitaria inaccessibile struttura
".

Ugo Mongardi Fantaguzzi


 
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