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            Lisbeth Dal Pozzo d'Annone


Critica di Flavio De Gregorio

"Avvicinarsi al dipinto creato dalla pittrice svedese Lisbeth Anna Marie Svensson in Dal Pozzo d'Annone è come avvicinarsi ad una fonte creativa, dalla cui creatività si indirizzano ancora di più tutta una serie di simboliche e precise apparenze che rendono bella qualsiasi cosa, che rendono desiderabile ogni parte di essa e capaci poi ad essere sempre viste e considerate come vere e autentiche novità.
Perciò il dipinto di Lisbeth Anna Mane Svensson in Dal Pozzo d'Annone, contempla nella medesima istanza di chi lo guarda, la caratteristica propria di tin percorso analitico nel cui tratto sono affermate le varie e molteplici attitudini confluenti in tematiche diverse con le quali Lisbeth assolve mediante una progredita ed evoluta sistematicità reattiva, tutte quelle ideologie atte a conferire all'ambito e palpitante suo paesaggio le conferme proprie di una realtà figurativa che,nell'azione concreta si verifica la casuale oggettività all'azione appartenente alla sintesi parzialmente espressionistica ma, solo nell'ambito del formate ed analitico dettato con mi Ella risolve brillantemente il moto percettivo propenso all'analisi del silente circostante puramente naturalistico.
Per tale personale innovazione, la struttura pittorica creata dalla pittrice Lisbeth Anna Marie Svensson in Dal Pozzo d'Annone detiene e conferma grazie alla sempre attenta ricerca da parte della stessa Autrice, i relativi simboli di natura Storico - Sociologica e che possono attraversare con logica e apprendimento concreto lo spazio reso piuttosto uniforme nella classicità della strategica azione coloristica, sorta da meditata e scrupolosa intrinseca ricerca, non tanto atta a eludere di serenità e bellezza il riguardante ma, piuttosto per moderate una silente, metodica relativa alla conquista dello spazio, in un contesto dove la forma assume un ruolo conciso e propriamente significativo se pensiamo che, il trattato iconologico attraversa abbondantemente tutta una sorta di raggianti ed in misura regolare adorni del relativo trasporto ombreggiante, cerchi e sfere, potenzialmente realizzate allo scopo di distribuire in maniera uniforme le sembianze che nell'Opera divengono sillogismi attivi e descrittivi, utili a concentrate la carica dinamica con cui si dispongono concretamente le forme e le incisive linee guida dell'intero trattato geometrico.
Sono quindi facilmente e debitamente posti in elegante evidenza, tutti i denominatori confacenti la libera e formale gestualità a seguito dei quali, la Lisbeth Anna Marie Svensson in Dal Pozzo d'Annone dopo aver attuato il considerevole libero giudizio relativo alla stessa propria Opera sempre afferma obbiettivamente I'interagire diverso a secondo del quale il trattato stilizzato dell'iniziale forma reagisce alla parziale realizzazione di natura figurativa assumendo in un secondo istante il moto percettivo consapevole per quel che l'Artista detta all'analisi realistica che fortifica la gestione lineare della struttura pittorica e libera come per incanto le allusive proporzioni prettamente figurative a sfondo concreto, dove il solare apporto della luminosità rende percettiva la risposta innovativa dell'Autrice che, sempre propensa ad instaurare un nuovo simbolo leggiadro nell'apparenza, innalza alla visione la coordinata figurativa capace di simboleggiare anche il poetico sussulto denso di momenti manifesti nella personale intuizione dedita alla reattiva dimensione dell'adombramento.
Insomma è un dipinto fatto di ricerca e costante perseveranza analitica quello presentato dalla pittrice Lisbeth Anna Marie Svensson in Dal Pozzo d'Annone in cui il manifestarsi di evidenti stati d'animo caratterizza lo stato emozionale dell'osservatore, rendendolo partecipe di sensazioni capaci di evidenziare le libere e fugaci attese per un momento forse anche passionale, in misura consona alla contemplata visione per il passato reso in futura intesa nella sintesi gestita da una vita colma di veri affetti e nostalgici ricordi, raggiunte verità nel trapasso dell'illusione nonché del perseverante abbandono relativo alla fruttuosa gestione del colore e alla moltiplicazione dell'immagine in stretta relazione alla separazione della spazialità.
Nell'impatto formale, l'unione che attribuisce lucidità al dipinto di Lisbeth Anna Marie Svensson in Dal Pozzo d'Annone diviene appagante dal momento in cui, il gesto respinge favorevolmente l'impulso con cui la pittrice conferma con estrema coerenza le proverbiali tematiche paesaggistiche, in tempo utile formalmente ritrovate e poste in sintesi concreta mediante la condizionata visione rinnovatrice della stessa Opera, adorna di riflessi nuovi e concepiti risvegli propriamente sentiti e resi ancor più belli in quanto divengono disposti a favore di un'Opera pittorica dove, la moltitudine degli eventi spalanca le “porte” alla sconfinata fantasia dell'Artista e ne offre attitudine ed emblematica concezione per l'analisi volta ad una realizzazione figurativa simbolicamente difficile quanto semplicemente viva nei cuori di chi la osserva perché pensata e nata dalla spontaneità di una inconfondibile pittrice."

Alessandria, 02 Luglio 2008
Flavio De Gregorio



Critica di Maria Teresa Prestigiacomo

Armonia, eleganza, rigore formale, originalità, caos ed ordine, nella produzione di Lisbeth Dal Pozzo d'Annone; una produzione pittorica che evoca nel fruitore dell'opera un felliniano sapore d'"Amarcord" che affonda le sue radici in un modo infantile in cui, compagno straordinario dei giochi solitari dei bambini era il caleidoscopio. Macchina dei sogni e dell'immaginazione, il caleidoscopio che avrà conosciuto anche la nostra pittrice, era un meraviglioso gioco che avvinceva e come una vita virtuale internettiana alla "Second Life", per intenderci, d'oggi, estraniava dagli affanni quotidiani e trascinava in un mondo fatato, sconosciuto magico e mutevole.
Allo stesso modo, Lisbeth ci trascina in un mondo dei suoi sogni, quelli della sua infanzia, e dei nostri, con i sogni straordinariamente vissuti o con quelli che avrebbe voluto "sognare": La pittrice svedese, italiana d'adozione, ci conduce per mano in un mondo dove il colore è il protagonista incontrastato della scena pittorica; il segno domina l'armonia, conduce, come un filo rosso, avviluppa. Attorciglia, segna, si contorce, si allarga e si ritira, si arrotonda e si stende, ritmicamente si dispone, bilanciandosi con i colori, in equilibrato contrappeso cromatico, da destra a sinistra, dall'alto in basso; non fa una grinza l'armonia compositiva di Lisbeth; un apparente caos che determina una composizione ordinata, elegante che stupisce per la sua compostezza formale, pur innestandosi in un genere astratto.
Tra i suoi dipinti, veniamo conquistati da quelli che mostrano in trittico o dittico, straordinari effetti ottici come da fotogrammi "positivi" e "negativi". A volte, le sue forme, i suoi segni appaiono etnici, evocano segni tribali; altre volte ancora hanno il sapore ed il fascino di grafemi e disegni giapponesi che costituirebbero ottimo accompagnamento musicalpittorico di eleganti poesie Haiku. Lisbeth sembra giocare con le sue tele; sembra che la sua mano sappia quando inizi a compiere il primo atto ma che non si conoscano le ultime "gesta" dell'autore...
La mano scivola, come dettata dal caso... Ma nulla è dettato dal caso... si dice, nemmeno nella vita...
ed il quadro altro non è che una sintesi, in uno spazio canonico della tela della tua vita, Lisbeth, in cui tu ti riveli, ti mostri, appare la tua parte bambina, la tua infanzia... la tua vita di donna... appari denudata delle tue intimità... in senso metaforico... sei tutta te stessa, Lisbeth quando dipingi... una freschezza ti avvolge e ci avvolge...
La cromoterapia è scienza antica e sempre attuale che ci conduce, attraverso le sue opere, a riconsiderare la vita, avviluppati nel colore e nei vortici dell'io, ora come risucchiati da un'onda, poi attratti da arcobaleni, quasi “Ufo” terrestri che mostrano ventagli d'iride che rigenerano le nostre cellule...
Lisbeth dal Pozzo è pittrice astratta che ben governa le procelle dell'arte, attraverso una tecnica che offre un saggio della sua capacità di affrontare tematiche della vita con la sintesi del pensiero astratto che condensa con segni, linee e colori, i passaggi cruciali del tempo e dello spazio dell'uomo; essi costituiscono uno spartiacque dalla pittura figurativa per quel cantare l'esistenza dell'uomo, nel massimo ermetismo e con una simbologia essenziale, minimale, efficace e raffinata, che stupisce per il suo essere sobrio, composto...
I francesi direbbero "chic" che vuol dire non solo elegante... ma in particolare... vuol dire "tutto".

Maria Teresa Prestigiacomo

 
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