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            Cesare Cassone


“La mia terra” - Critica di Antonella Marino

“Artisti si nasce o si diventa?” In un utile volumetto (edito da Carocci) Angela Vettese dà a questa domanda una risposta lucida ma un po’ cinica: il talento conta ma contano molto anche le occasioni, gli stimoli, la capacità e/o la ventura di nascere e di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Un problema, quello di suggerire ad un artista esordiente come far fortuna, che evidentemente Cesare Cassone non si pone. Per lui, “giovane artista” al di là dell’anagrafe (è nato a Castellaneta nel ’45), artisti si nasce, anche se la passione si coltiva certo con la conoscenza e l’aggiornamento continuo. Questa passione lui la porta con sé da moltissimi anni, da quando, fresco di studi liceali, iniziò a dipingere da autodidatta le sue prime opere, basate su un’osservazione diretta del paesaggio circostante.
Poi però le strade professionali l’hanno portato altrove, ad intraprendere con parallela convinzione una lunga carriera nell’Arma dei Carabinieri, fino a raggiungere l’alto grado di Generale. Oltre trent’anni in giro per l’Italia, durante i quali il suo amore per la pittura è stato non soffocato ma messo un po’ da parte, sia pure con periodiche sortite ed una produzione discontinua. Poi col congedo nel 2005, il furor artistico è riaffiorato prepotente e impellente, insieme all’esigenza di uscire allo scoperto, di comunicare queste esperienze agli altri. Così, con la stessa determinazione con cui intraprende qualsiasi cosa in cui crede, Cesare ha ripreso in mano tele e pennelli e si è messo con foga a sperimentare e indagare nuove vie per esprimere le corrispondenze cromatiche tra il suo occhio, il suo cuore e la natura.
Di certo Cesare Cassone è un colorista. Il senso del colore fa parte del suo DNA creativo da sempre. Ed ai maestri moderni di un colore slegato oramai da impacci naturalistici e lasciato libero di esplorare i territori dell’interiorità o di creare mondi paralleli - Chagall, Gauguin, Matisse, Klee, Rotkho... - si è rivolta fin dagli inizi la sua attenzione . Il ciclo di opere qui esposte è però il frutto di una sintesi più matura, di un personale approdo (ma non definitivo) in cui figurazione e astrazione si integrano e si fondono in costante contaminazione. Dalla rappresentazione del paesaggio esterno si è passati infatti ad un paesaggio introiettato nel ricordo, passato al vaglio dell’emozione e al controllo della ragione, in un gioco variabile e mutevole di rimandi. C’è tutto se stesso, i suoi sogni, le sue visioni, le sue sensazioni, i suoi desideri, in queste superfici di colore-luce, contrappuntate da pochi segni: esili griglie architettoniche (disegnate a graffito). stilizzati alberelli, teorie di elementari e geometriche casette che affiorano appena su fondali quasi monocromi o organizzati in fasce luminose di complementari (con predilezione per blu e rossi intensi). Quadri che possono essere letti come capitoli di un percorso interiore ancora in progress, in cui il gioco di equilibri strutturali e di armonie cromatiche, depurate dal dettaglio naturalistico, ci conduce in una dimensione altra, sospesa in sottili equilibri tra realtà e memoria, percezione fisica ed evocazione esistenziale e spirituale.

Giugno 2006

Antonella Marino
Responsabile settore arte edizione pugliese quotidiano “La Repubblica”
Collaboratrice riviste specializzate d’arte contemporanea



Recensione di Pino Bonanno

“...Cesare Cassone possiede l’alchimia del linguaggio che avvince e convince per sentieri sotterranei, enigmatica ai più distratti, ma rivelatrice a chi sa attendere il tempo del passaggio, del varco del pensiero. Il primo clamore, la meraviglia che colpisce immediatamente delle sue opere è la potenza dei colori... Queste opere magmatiche e lucenti contengono una folla di colori che cerca un varco, un passaggio per raccontarci il suo destino, le verità delle correnti sotterranee, come quelle interiori di un oceano sconosciuto che guidano la mente e la mano dell’artista. Colori che Cassone convoca con piglio e sapienza attraverso campitura, segni morbidi e vigorosi, ordinandoli prioritariamente per flusso e velature, per nessi e corrispondenze simboliche. In questo loro incontro/fusione consiste la ragione e la motivazione del racconto...”.
“...Cassone, sapiente rabdomante del colore e dei nessi derivati, continua a parlarci da quella radice non svelata, dalla musica di fondo, non eliminando i contorni inquietanti delle cose. Abitando, con soddisfatta conquista, l’infinita gamma dei colori e i loro stupefatti accostamenti, dimostra l’eloquenza della propria cifra identificativa, rimandandoci agli inevitabili riferimenti degli impliciti maestri. Senza questa concentrazione della vita dei colori, dell’impulso e materia che li sommuove, tutta la sua “invenzione”, la sua magnifica rivelazione rischia di spegnersi in un pura esibizione; invece la sua azione persuasiva non si attenua, la vita nutrita dal personale segreto è libera di indagare il proprio destino, le appropriate tinte emotive.
E noi non riusciamo a distaccare lo sguardo e la mente dalle volontà, anche non pronunciate, dell’artista. Il suo è un viaggio consapevole tra le piume dei presagi in cui il vuoto prende forma per dare corpo tangibile all’idea, alla materia in sostanza di arte.
Gioca con il cosmo per ricomporre l’intenzione primaria, dove le emozioni, il tempo, tornano all’ordine della creazione in un tutt’uno con l’alchimia: per un segno, una forza, l’istante, la ricerca inesausta di una sola pura vibrazione, di piaceri nascosti.
Ecco, allora, indicarci la rotta, il varco verso orizzonti più liberi, lasciando aperto il sentiero delle visioni nascoste e della solitudine dei sensi. Per scoprire nuovi possibili mondi, superfici cromate, luminose, trasparenti o virtuali, sotto cui la materia si carica di tensione per dare senso alla nostra natura in attesa.

Papiano (PG), 1° novembre 2008

Pino Bonanno



Recensione di Anna Sciacovelli

“...In Cassone, la creatività è un’esigenza della propria fantasia che lo spinge a far decollare la propria capacità creativa, non subendo il fascino del vissuto, ma realizzando un mondo poetico interiore che lo pervade e al quale si avvicina senza inquinamenti,”... L’impegno e la serietà morale dell’artista nella ricerca del colore-calore per coinvolgere il fruitore (quasi in estasi platonica) in una sorta di attonito stupore che si espande dalla tela e sembra avvolgerlo in un magico flusso che lievitando lo porta nel quadro. Vagliando la condizione dell’uomo contemporaneo immerso in una serie di esperienze, in alcuni versi angoscianti, Cesare Cassone riesce, con vigore, pittoricamente elegante, ad affermare che l’uomo dominato ma non ancora schiavo è capace di affermare i diritti della propria dignità. L’impianto delle sue opere è strutturato secondo linee decise che contornano spazi infiniti di colore, ora freddi e statici, ora caldi e irruenti, quasi sanguigni, nel magma di un immaginario vulcano che sembra espandersi nell’intera intelaiatura della tela. L’artista, nei suoi nuovi “canovacci”, esterna dei sentimenti sopiti nel profondo dell’anima e che, solo ultimamente, è riuscito a far emergere creando una premessa spirituale e sostanziale per il suo futuro “percorso”. Un’onda sempre nuova e purificatrice lo sommerge e lo avvolge in una pienezza di sentimenti che, tout court, Cassone trasmette nel fruitore quasi come splendore e felicità di una sensualità mediterranea, si che la stessa materia cromatica diventa energia impensata e simbolo metaforico di una primitiva nostalgia umana. Un atto, il suo, per in tenderci, di metamorfosi, che consiste nel dare anima alla vita e ai molteplici e diversi elementi in essa coesistenti. Per il riflessivo linguaggio che esprime in ciascuna opera e la pungente irruenza narrativa, specie nelle ultime opere esposte,unita ad una sorprendente visionarietà, ritengo che questo mio contemporaneo, capace di trovare nel colore la sua più intensa accentuazione, possa definirsi “poeta del colore”...”

Novembre 2009

Anna Sciacovelli


 
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